Vi presentiamo il cacciatore di Aquiloni

Fedelmente tratto dall’omonimo best seller di Khaled Hosseini (edito da Piemme). Negli anni Settanta Kabul era vivace e multietnica. Nel cielo dell’Afghanistan battuto dal vento i bambini si sfidavano in coloratissime battaglie di aquiloni che intrattenevano tutta la città. Vi partecipavano anche Amir e Hassan: l’uno figlio di un facoltoso vedovo pashtun, perennemente imbronciato, introverso e molto codardo, l’altro piccolo servitore di etnia azara, fedele amico, coraggioso e innocente. L’amicizia tra i due viene interrotta da un terribile atto di viltà di Amir, dalla partenza di Hassan e dall’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Un bellissimo film streaming in italiano


Molti anni dopo essersi trasferito in America, Amir è diventato un taciturno scrittore, sposato con la connazionale Soraya, e un giorno riceve la telefonata che lo ricondurrà in patria: deve tornare nella natia Kabul occupata dai talebani per salvare il figlio di Hassan, affrontando così i propri laceranti rimorsi legati al drammatico destino dell’amico. Il regista tedesco Marc Foster (Monster’s Ball, Neverland) confeziona un film americano intenso e pieno di libertà, girato con attenzione alle diversità culturali e recitato interamente in Dari (una delle principali lingue afghane). Discreta ma accuratissima la rappresentazione della vita delle comunità afghane negli Stati Uniti, richiuse a riccio, ancora fedeli all’onore, all’odio per i russi e ai balli dolci e sensuali. La location usata per la ricostruzione di Kabul, quella colorata del 1978 e quella desolata del 2000, è una cittadina della Cina occidentale.


Attori di fama internazionale affiancano non professionisti come i piccoli protagonisti Zekiria Ebrahimi e Ahmad Khan Mahmoodzada, obbligati a cambiare Paese per evitare ritorsioni in Afghanistan, dove la pellicola è stata censurata. La regia è equilibrata e vagamente hollywoodiana, ma i combattimenti di aquiloni nel cielo terso sono più avvincenti ed emozionati dei vari Top Gun e Pearl Harbor.


Difficile, troppo difficile anche per questo bellissimo film, ricalcare la grandezza del romanzo cui si ispira e soprattutto rendere il cocente senso di colpa del protagonista. Il risultato è che Amir, il giovane e l’adulto di Khalid Abdalla, è una perenne maschera di cemento armato in riflessione esistenziale. Possibile che un ragazzo traumatizzato da un errore di gioventù, per quanto tragico e meschino, trascorra tutta la vita senza mai fare uno straccio di sorriso? Poco verosimile e molto deprimente. Forse metafora dell’Afghanistan, terra martoriata dove gli aquiloni non volano più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *