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Marylin Monroe: nuovi dubbi e testimonianze 57 anni dopo la morte

Cineblog01 ci dice che La diva americana Marylin Monroe fu trovata uccisa nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962, sul letto di casa sua, a soli 36 anni. Da allora, si anni ne sono passati 57, e ancora la causa della sua morte resta per lo più sconosciuta. Durante gli anni infatti, sono emerse ipotesi, prove e testimonianze, ma la questione che scosse il mondo quasi 60 anni fa, rimane ancora uno dei più grandi enigmi di sempre, che ancora non trova pace.

Tutti la conoscevano, era famosa, era tra le più belle al mondo, era seducente, ricca e di successo. La sua vita però era fatta per lo più di alti e bassi, tra relazioni politiche scomode, abuso di alcool e farmaci e una storia familiare piuttosto complicata. Sul suo cadavere venne fatta l’autopsia, e sul referto ufficiale venne scritto che la sua morte fu causata dall’ingerimento di un mix di 64 pasticche di farmaci barbiturici. Oggi però, 57 anni dopo, sono emerse nuove prove e testimonianze che potrebbero far giungere a ben altre conclusioni.

Nuove prove e testimonianze

Durante gli ultimi mesi, tutti hanno parlato nuovamente del caso Marilyn, e la causa scatenante sono state le dichiarazioni del medico che effettuò l’autopsia. Si chiama Thomas Noguchi, e afferma che in quei giorni c’era molta pressione nel sapere quale fosse la verità dietro al corpo senza vita della diva hollywoodiana più chiacchierata di sempre.

A quanto pare, le autorità giudiziarie e la polizia hanno posto una certa fretta alle indagini, perché volevano che il caso si chiudesse al più presto. Oltre a questo, la pressione dei media si faceva sempre più forte. Dall’autopsia emerse che nel sangue della donna era presente un’ingente concentrazione di veleno, anche se all’interno dello stomaco non c’era alcuna traccia. Ciò rivelerebbe che Marylin non avrebbe mai ingerito quelle pasticche, ma che il veleno le sarebbe stato somministrato da qualcun altro tramite un clistere. Un dubbio strano e incomprensibile, che comunque non ha fermato l’FBI dall’archiviare in tutta fretta il caso come suicidio.

Dopo anni si scoprì una verità più macabra, che ha fatto chiedere alla popolazione mondiale quale fosse la verità reale sulla morte di Marylin. Si scoprì infatti che la donna si era introdotta in un territorio molto pericoloso, e intratteneva una relazione segreta con entrami i fratelli Kennedy. John, che allora era Presidente degli USA, e Bob, che ricopriva la carica di Ministro della Giustizia.

Poco tempo prima della sua morte, si scoprì che sia John che Bob avevano messo un punto di fine sulla loro relazione con Marylin, e che lei li aveva minacciati di rendere tutta la loro storia pubblica al cospetto dei media mondiali. La donna conosceva troppi segreti su una delle famiglie americane più potente dell’epoca, e chissà cosa avrebbe potuto rivelare. Sapeva tutti i retroscena più macabri e li aveva scritti in un diario dalla copertina rossa. Dopo la sua morte, quel libricino venne recuperato dalla polizia, e sparì senza alcuna spiegazione.

Avremo mai delle certezze sul caso?

Ma non è finita qui. Perché 57 anni dopo la morte della Monroe, si è scoperto che esistono delle foto scattate al cadavere all’interno dell’obitorio. Il fotografo Leigh Wiener, per compiere quegli scatti, avrebbe corrotto la polizia con dei superalcolici. Due rullini contenenti le foto scattate quel giorno, sarebbero ancora nascosti da qualche parte, o, più probabilmente, saranno stati distrutti.

Una cosa è certa, c’è ancora tanto da scoprire su una delle vicende più enigmatiche dell’interesse internazionale. Chissà cosa c’è ancora che deve emergere allo scoperto, e chissà se avremo mai qualche certezza sulla fine prematura della diva più bella di sempre. Ciò che sappiamo oggi, è che 57 anni dopo la sua morte, Marylin Monroe non ha ancora ottenuto la sua pace.

A-Team – Recensione Film del 2010

Una squadra di ex militari delle forze speciali statunitensi vengono incastrati per un crimine che non hanno commesso. Fuggiti dalla prigionia, dovranno scoprire la verità per dimostrare la propria innocenza.
L’omonimo telefilm degli anni ’80, A-Team, narrava le avventurose missioni di 4 mercenari che, braccati dalla legge per un crimine ingiustamente a loro addossato, si facevano paladini dei deboli e degli indifesi, raddrizzando torti e punendo angherie in giro per tutta l’America.

I produttori Tony e Ridley Scott riescono a ridare vita ai fasti del famoso Team, esaltandone i punti forti che erano la genialità delle missioni e il lato comico ed ironico per le stravaganze dei 4 uomini: il colonnello Hannibal Smith (Liam Neeson), che adora assistere alla buona conclusione dei suoi ‘piani ben riusciti’ fumandosi un sigaro; il caporale Bosco P.E. Baracus, il nero tutto muscoli autista del furgone del gruppo, e di lui si scoprirà come ha inizio la paura di volare che lo caratterizzava anche nella serie televisiva; il tenente Templeton ‘Sberla’ Peck, affascinante seduttore ed improvvisatore del gruppo; e infine il capitano Murdock, uscito dall’ospedale psichiatrico militare anche se non del tutto guarito, ottimo ed esperto pilota di elicotteri ed aerei.


Il team prende nuova linfa vitale grazie ad una interessante storia, ottima azione e alcune scene spettacolari, come l’affondamento della nave attraccata o il carro armato che si paracaduta dall’aereo. Siamo insomma a dei livelli di fanta-smargiasseria piuttosto elevati, ottimamente supportati da una continua nota ironica di fondo: il capitano Murdock con le sue follie, P.E. Baracus con la sua paura di volare che costringe gli altri del gruppo a inventarsi i più svariati stratagemmi per farlo addormentare ogni volta prima del volo, ‘Sberla’ con le sue tattiche amorose rendono davvero divertente e godibile il film fino alla fine. Il cast è ottimo, troviamo anche Jessica Biel nei panni del capitano Charissa Sosa, ex amante di Sberla ed incaricata di dare la caccia al gruppo, e gli originali attori del telefilm Dwight Schultz e Dirk Benedict (Murdock e Sberla) in un cameo verso la fine del film.

Angeli e Demoni: Un Film Intenso

Morto un papa, se ne fa un altro, recita il famoso proverbio. E infatti, alla morte del non precisato e amato papa, si tiene il conclave per stabilirne il successore. Ma proprio nei giorni della fatidica assemblea, una setta, il cui odio per la Chiesa ha origini remote, gli Illuminati, ruba un ordigno sperimentale a base di antimateria e lo nasconde in una cripta vaticana, minacciando la morte di 4 ecclesiastici rapiti e la distruzione dell’intero Vaticano entro la mezzanotte. Robert Langdon (Tom Hanks) esperto di simbologia antica, e Victoria Vetra, scienziata italiana che seguiva l’esperimento sull’antimateria, sono chiamati in Vaticano dove cercheranno di scongiurare il peggio.


Il ritmo del libro, frenetico, dagli avvenimenti incalzanti, si intreccia a un Tom Hanks che snocciola a ripetizione praline di saggezza sul Bernini e Michelangelo, su sette di Illuminati, simboli pagani e cattolici e trova indizi impossibili a una mente umana. Il laico Dan Brown, dal cui omonimo e famoso libro è tratto il film, anche questa volta riesce meglio sulle pagine che sullo schermo, forse per il ritmo eccessivo degli avvenimenti, più gestibili con la lettura, forse per una lista di indizi e simboli che nel film, per motivi di tempo, non possono essere approfonditi degnamente, risultando quindi trattati nella maniera meno superficiale possibile.

Il conflitto Chiesa-Scienza veniva smussato molto di più nel libro, forse perchè in tal modo il furbo Dan Brown non voleva precludersi l’ampia fetta di mercato dei Cattolici, e evitare critiche dal mondo dei fedelissimi: nel film questo si sente di meno, e l’immagine del cattolico pio e devoto viene in più punti a sovrapporsi con l’estremista invasato e il cospiratore malvagio. Ciò nonostante Angeli e Demoni risulta impattante come immagini, che rispecchiano bene la fantasia di chi, come me, ha letto il libro con grande passione, e intrattiene e tiene col fiato in sospeso fino alla fine: si intrecciano colpi di scena, sparatorie, enigmi antichi, forse risolti come già detto con una perizia eccessiva. Sicuramente il livello del film è buono, magari leggermente inferiore al precedente film, di 3 anni fa, tratto dal primo libro di Dan Brown ‘Il Codice Da Vinci’. Disponibile su Filmsenzalimiti.

Act of Valor Recensione Italiana

Un’operazione delle forze speciali americane è volta alla liberazione di una agente della CIA rapita in Colombia. La missione rivelerà però un complotto internazionale ben più grande del semplice traffico di armi o droga, e vedrà la squadra speciale agire in differenti punti nel globo, utilizzando le migliori strumentazioni militari e tattiche di combattimento, col fine di salvaguardare la pace internazionale.


Via di mezzo tra film di azione, documentario e videogioco sparatutto, Act Of Valor è tutto incentrato sulle missioni dei gruppi speciali americani, al servizio (o così si fa intendere) della pace nel mondo. I nostri prodi liberano ostaggi, si lanciano da aerei e cecchinano i cattivi, tutto all’insegna di un patriottismo quasi esasperato e con tanto di bandiera a stelle e strisce, la propria bella che piange alla partenza del coraggioso militare e il funerale in pompa magna per il prode caduto.

A parte questo e altri particolari, come la insopportabile e inutile voce fuori campo, le scene di azione sono ben dirette, la storia sembra compiacersi di una buona dose di violenza ma le scelte registiche sono centrate e passano dalle classiche riprese frenetiche al ralenti e alla visuale soggettiva, quasi si volesse immedesimare il pubblico in un videogioco dove si deve sparare all’arabo cattivo di turno. Ovviamente i vari episodi che vedono i Navy Seal scorrazzare dalla giungla al deserto sono incollati in una trama creata ad arte per offrire più scenari possibili dove far avvenire gi “atti di eroismo” del titolo. Titolo che sconfina nel patriottico (pronti a sacrificarsi per la patria) con una bella impronta pubblicitaria pro Army e che come tale va preso.

Wall-E: un Extraterrestre simpatico

Wall-E sta per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class, cioè sollevatore terrestre di carichi di spazzatura. La Terra del futuro è infatti sommersa da rifiuti, che ricoprono ogni luogo; la pulizia delle città si sarebbe dovuta concludere entro breve utilizzando i robot Wall-E, progettati per questo scopo. Nel frattempo, la BNL, società incaricata della pulizia, ha organizzato una specie di crociera spaziale sulla nave stellare Axiom, in cui gli esseri umani possono godere di ogni comfort fino a quando la pulizia sarà terminata e si potrà far ritorno a casa. Ma qualcosa va storto, e sulla Terra resta solo un Wall-E, che continua imperterrito per centinaia di anni il suo lavoro: raccogliere rifiuti, impacchettarli a forma di cubo e costruirci immensi monoliti che spiccano tra i palazzi della metropoli in rovina. Wall-E ha come unico amico un piccolo insetto, che tratta con ogni cura, e raccoglie e colleziona cimeli umani che ritrova tra le macerie. Finchè un giorno approda sulla Terra una nave spaziale, da cui viene sganciata Eve, un piccolo robot sonda col compito di determinare la presenza di vita nel Mondo.


Wall-E si innamora di Eve, e le mostrerà la chiave per ridare la speranza all’umanità, una piantina raccolta per caso; quindi la seguirà nel suo ritorno nello spazio, approdando sulla nave crociera dove gli umani aspettano da centinaia di anni il ritorno a casa.


Wall-E è un film di animazione prodotto da Disney e Pixar, garanzie di ottime animazioni e di una storia adatta a tutta la famiglia, emozionante e fantasiosa. I robottini protagonisti sono umanizzati, hanno emozioni, sentimenti, e la loro storia appassiona, diverte e, volendo, commuove, anche senza bisogno di grandi dialoghi tra loro (per tutto il film infatti i due robot pronunciano il nome dell’altro, con toni ora arrabbiato, ora disperato, ora speranzoso, ora innamorato – un fantastico modo di esprimere sentimenti che comunque non sempre hanno bisogno di tante parole). Non mancano le scene rocambolesche e gli inseguimenti e gli scontri lungo gli affollati corridoi della Axiom, oltre che una certa punzecchiata allo stile di vita sempre più comodo degli uomini, che sono ridotti a obesi scansafatiche da uno stile di vita troppo sedentario. Il film ha anche un messaggio di fondo, quello di non limitarsi a sopravvivere, ma a lottare per vivere la vita e le bellezze che offre. Il rimando finale poi a 2001 Odissea nello spazio è evidente (con tanto di colonna sonora al seguito) quando si arriva alla lotta tra computer di bordo e comandante della nave.


Wall-E è senz’altro un ottimo film di animazione, originale e profondo, che sa incantare e far riflettere, divertendo ed emozionando.

Vexille – Animazione Made in Japan

La storia è ambientata in un ipotetico futuro, quando nel 2067 la robotica avanzata riesce a creare i primi organismi androidi, facendo nascere le conseguenti limitazioni imposte dall’etica. Le nazioni unite vietano la sperimentazione delle nuove tecnologie robotiche al Giappone, massimo esponente in questo campo, ma lo stato del Sol Levante rifiuta di cedere e si isola dal mondo, creando una barriera elettromagnetica attorno alle sue coste e dando inizio ad un embargo, che per oltre 10 anni non darà contatti col mondo esterno. La ditta Daiwa potrà continuare così le sue ricerche e sperimentazioni.


La squadra speciale Sword, in America, viene però a contatto con uno degli esponenti di questa misteriosa industria robotica, e dovrà indagare su ciò che accade in Giappone con una incursione. Tra i membri della squadra, Vexille Sierra, il fidanzato Leon e altri soldati armati di tute futuristiche. E una volta arrivati a destinazione, scopriranno che le cose sono ben più preoccupanti del previsto.


Vexille è un film di animazione dalla grafica a dir poco spettacolare. Le esplosioni, i giochi di luce e gli stupendi effetti speciali sono un gradino avanti alle attuali animazioni Dreamworks. Basta vedere i vermoni metallici che sbucano dal deserto (un bell’omaggio a Dune) o le tante scene d’azione.
Oltre questo, il tema di fondo del rapporto uomo/macchina è ben presente e profondamente trattato, con rimandi a film pilastri nel genere come Blade Runner, e sono messi in evidenza anche i risvolti politici e morali dell’integrazione della robotica nell’uomo. Vexille quindi non risulta solo graficamente notevole e spettacolare, con uno stile che mischia il cyberpunk, manga e azione di stampo più “occidentale”, ma anche in grado di far riflettere sulle possibili problematiche future che, forse, la scienza non tarderà molto a presentarci.